PRIMA CHE CALI IL SILENZIO

copertina

LAURA SCANU

Laura Capone Editore 2012

Un breve romanzo che affronta il delicato problema della Pedofilia
Questo libretto rosso sposta il focus: dà voce al pedofilo e al dramma che
accompagna tutti i familiari coinvolti… una triade: il pedofilo stesso in lotta con il suo drago, la moglie ed Anna la piccola vittima.
un libro che trasuda dolore..da leggere per sconfiggere il silenzio
Il libro affronta un tema delicato e quanto mai attuale, la pedofilia, in maniera nuova e coraggiosa, senza voler romanzare il terribile fenomeno. In questo volume, la prospettiva del lettore è capovolta dal momento in cui si trova davanti non la vittima, come ci si aspetterebbe, bensì un uomo qualunque, che vive all’interno della propria famiglia in un’apparente normalità: il pedofilo.
L’autrice non vuole presentare il protagonista come un pazzo né come un malato. Anzi, egli è un uomo con una vita sociale che rientra nella media, con i suoi affetti e la sua regolarità. È, insomma, un insospettabile. Il pedofilo, che nel romanzo di Laura Scanu è padre e marito affettuoso, diventa man mano vittima del suo stesso desiderio sessuale che lo rende, in un crescendo, sempre più avido ed egoista, fino a fargli perdere totalmente la cognizione ed il controllo.

RECENSIONE

Loredana D’Alfonso – 2 giugno 2013

Dare la voce ad un pedofilo non è un concetto che si accetta facilmente.
Come non è semplice, senza dubbio, questo libro.
Un libro che non è certo una giustificazione, ma vuole essere un allarme contro la pedofilia, un urlo sommesso e nello stesso tempo acutissimo.
La figura del Drago, che ricorre spesso nella vicenda, è la metafora di questa gravissima malattia psichica.
Il pedofilo non ha connotazioni esteriori particolari, potrebbe essere l’uomo della porta accanto: nella storia di Laura Scanu è un marito innamorato e attento, alla prese con la nascita della figlia, Anna. Un uomo felice che stringe la mano alla compagna in preda alle contrazioni del parto. Anna, che in ebraico significa figlia nata per grazia di Dio.
‘Piansi lacrime di gioia e di disperazione insieme’, dice il neopapà quando vede nascere la bimba. Ecco il dolore annunciato, forse una vera premonizione.
Il Drago osserva e aspetta.
L’autrice tratteggia l’infanzia difficile del protagonista, senza mai prenderne le parti. I genitori morti in un incidente stradale, la nonna che si occupa di lui, ma che via via diventa sempre più assente, non riuscendo  a elaborare e superare le sofferenze dei campi di concentramento dai quali era scampata. Dolore  che si aggiunge a dolore. I compagni di gioco che lo prendono in giro, la mamma che non c’è per un bacio consolatorio sulla fronte.
Più avanti, l’incontro con Paola sembra aprire uno spiraglio alla speranza: ‘Avevo ancora paura del mondo ma il suo sorriso, dolce e spontaneo ha riempito vuoti di dolore e cacciato i draghi spaventosi che già si affacciavano’.
Il Drago, che è anche un tatuaggio sul suo braccio, lo guarda e cresce, in forza e dominio.
E’ il distruttore che lo fa sentire onnipotente mentre paga per un rapporto sessuale con una ragazzina. Il disgusto di sé prende il posto di un piacere fugace.
Se Paola sapesse…
Il vuoto dentro. Giovani, sempre più giovani, di ambo i sessi…in una discesa ripidissima, senza appigli.
‘E’ come se con la loro innocenza io potessi cancellare i miei pensieri, il mio dolore. Non vorrei ma non posso evitarlo’.
Il Drago l’ha preso e lo artiglia senza pietà.
‘Non possono essere le banconote che porgo loro, subito dopo, a cancellare tutto il mio disprezzo, non possono essere i miei passi verso casa a lenire il mio dolore. Il suo dolore.
Il Drago incalza, implacabile.
L’amore della moglie Paola non riesce a salvarlo.
Nella voce di lui, ‘Forte come una roccia Paola non mi abbandonò più. Mi prese per mano come si fa con un bambino piccolo che si è appena rialzato e che piange perché si è sbucciato un ginocchio.
Mi ha sostenuto come un vecchio che non ha più forze e al quale ogni movimento verso il mondo procura dolore’.
Il Drago lo azzanna e lo stritola.
Ora è la volta della sorella più grande di un compagno di scuola di sua figlia Anna.
E si avvicina sempre più al fuoco proibito, come una falena impazzita.
Anna compie sette anni. Il padre si uccide.
Il Drago si dissolve, in un’ esplosione di lapilli roventi.
Il velo del pudore scende sulla storia, su un tabù troppo grande.
Nella voce della moglie l’amore sincero e impossibile per un uomo malato.
Ma l’amore non sceglie la sua strada, va dove deve andare, va ad abitare dove è destino che abiti, vive di un moto inevitabile.
‘Da subito compresi che con lui non avrei vinto, avrei partecipato alla sua vita ed anche così non sarebbe stata una cosa facile’.
Nella voce della figlia, ‘Mio padre è morto molto giovane, io avevo da poco compiuto sette anni. Non ho mai capito perché. Si è ucciso, si è lasciato annegare una sera di prima estate’. Nella ragazza frammenti di ricordi discordanti: lei bambina, prima al sicuro nel suo letto, sotto il piumone, poi nascosta nell’armadio, mentre trattiene il fiato, il cuore che batte all’impazzata.
Perché?
Perché il Drago l’ha toccata e lei si è difesa rimuovendo il passato.
Passato che poi riemerge con l’aiuto di un analista. Anna ora ha un compagno, una vita normale, dolore, lacrime, ma non parole per condannare. Le parole non escono. Un libro difficile, duro come un diamante, implacabile come una domanda che apparentemente non può avere risposta.

L’unica soluzione è la denuncia.
Mentre scrivo, un manto di neve ovatta tutto intorno a me in un silenzio sepolcrale, lo stesso silenzio che per vergogna, omertà o complicità spesso cade sul crimine più abbietto. E allora VI CHIEDO, prima che scenda la sera, prima che cali il silenzio, urlate, urlate forte il vostro dissenso, gridate al mondo che mai più accada, che scendano gocce di rugiada nei cuori dei nostri bambini e non più lacrime di dolore.

INTERVISTA

Sulla scia del successo ottenuto, “Prima che cali il silenzio” resta tutt’oggi sulla bocca dei critici come un libro rivoluzionario.
Il libro- denuncia di Laura Scanu, insegnante di scuola primaria, continua, dalla sua pubblicazione, a far parlare di se. L’aspetto innovativo del libro, che ha lasciato i critici senza parole, è senza dubbio la scelta studiata dell’autrice, di concedere la voce narrante al cattivo, il pedofilo.
Roma Capitale Magazine ha avuto il piacere di intervistare l’autrice.
- Cosa l’ha spinta a trattare questo argomento?
La quotidianità in cui si incontra la pedofilia negli occhi dei bambini è stata la spinta a scrivere di pedofilia. Ho voluto parlare del problema affrontandolo da una prospettiva diversa. Quella del pedofilo a cui io do voce. Scelta difficile e tutt’altro che scontata. Il libro per uscire ha avuto bisogno del coraggio di due grandi donne: il mio editore Laura Capone e Anna Maria Pilozzi della Caramella Buona (ass. onlus contro la Pedofilia, a cui io devolvo i miei introiti e che praticamente ha riconosciuto al libro il suo giusto messaggio).
- Pensa che il problema della pedofilia venga combattuto con mezzi appropriati e sufficienti o ritiene che debba essere affrontato in maniera più approfondita?
Certo per la lotta alla pedofilia si sta facendo molto ma io ogni volta che sento un pedofilo condannato non riesco a gioire fino in fondo: perché so che dietro c’è stato un bambino abusato e chissà quanti altri che non sono riusciti ad avere giustizia.
Allora forse prevenire è l’unica soluzione da adottare ed è per questo che io giro, giro in biblioteche, piazze scuole a parlare di pedofilia, perché tutti sappiano.  Sapere per difendersi o difendere, questo è il compito di “Prima che cali il silenzio”.