L’UNICORNO NERO – OMBRE SULLA TERRA

Irene Grazzini

Helicon Edizioni 2010

Venendo a conoscenza della progettata pentalogia-fantasy indicata complessivamente dal titolo L’unicorno nero (della quale mi trovavo tra le mani i primi due libri, questo, Ombre sulla terra, e La città delle nuvole), mi accorsi – e scrissi, però solo a livello di annotazione – che l’opera si presentava come una notevole e notevolmente sostenuta fucina di idee e di invenzioni, le quali, pur se avallavano gli schemi di un ‘ordine costituito’ dal tipo di genere letterario e filmico – appunto, il fantasy – le avallavano in modo originale, con inattese varianti, intelligenti sfaccettature, abili implicazioni, luminosità descrittive senza timore di misura frastica, persuasivo rilievo delle situazioni e dei personaggi; il tutto, inoltre, appariva subito, già a un primo approccio orientativo, ben sorretto da una scrittura fluida e articolata e di matura impostazione stilistica. Ora il progetto sta prendendo la concretezza imprescindibile di una pubblicazione, e dunque esce dalla fase elaborativa appartenente soltanto all’autore per incontrare il pubblico delle librerie e il vaglio critico; quindi, ad approfondimento avvenuto, posso e voglio confermare quanto già detto, e dal quanto già detto mi preme inoltre eliminare l’unico termine che oggi mi suona improprio, cioè quel “fucina”, poiché la fucina è un luogo in cui le cose si formano, mentre qui tutto è già perfettamente formato e definito nel segno di una personalità letteraria dì sicura pregnanza, alla quale, peraltro, l’etichetta ‘fantasy1, applicata a un’opera di tale dimensione e portata, può suonare semmai un po’ troppo frettolosa e riduttiva, almeno finora, per quel che riguarda l’impianto narrativo di questa ‘prima cantica’, Ombre sulla terra. Non c’è dubbio: Irene Grazzini si è molto divertita a intrecciare e a diramare le vicende della vicenda (e, ovviamente, nulla anticiperò del loro tessuto variegato e cangiante); a stagliare con deciso nitore o a soffondere con strategici effetti il senso credibile, tra ‘ipotesi di realismo’ e peso emblematico, delle dramatis personae – comprese quelle secondarie -; a creare sospensioni e precipizi nel procedere ritmico degli eventi; a dar luce diretta o radente ai dettagli in quel momento posti in nevralgica valenza; a talvolta fornire al concatenarsi delle descrizioni un andamento prossimo al linguaggiovisivo del cinema; a muovere l’onda dei potenziali simbolici evocati.

Ma proprio per questo, per l’espandersi – e assai spesso per il trasfigurarsi – degli elementi chiamati in causa, per lo spessore in cui si trovano a pulsare i 13personaggi destinati a dare consistenza e sbalzo a quel ponte che unisce il tempo del mito al tempo razionale (o meglio: la cognizione temporale alla sostanzialità atemporale), proprio per questo, dicevo, il termine fantasy, almeno

così come siamo stati finora pilotati a intenderlo (ossia, attraverso quell’inquinante tantinellino di consumismo mediatico), per quanto giustificato e forse pure insostituibile, assolve solo parzialmente l’impegno contenutistico di un romanzo che è invece permeato da suggerimenti esoterici e non poco si sporge intorno al territorio del Bildungroman, carico com’è di sottintesi e rimandi (cominciando giusto dalla prima radice di riferimento; l’unicorno), di allusioni (fra i

tanti altri, i temi del frutto, dello spazio e del colore percepibile nei suoi mutamenti, per esempio) e di neanche troppo sotterranei formulari figurali e comportamentali, fatalmente schiusi a molteplici letture e connessi con il tema, sempre sotteso, del linguaggio e della comunicazione a diversi e simultanei livelli. Direi, piuttosto, che qui tutto risulta consanguineo al ‘fantastico’ medioevale

proposto sulle antiche basi della poesia alchemica, o prossimo ai significanti degli exempla fondati sui bestiari rinascimentali, o vicino alla cifra di certa tradizione favolistica nordeuropea. Questo non toglie incisività all’aspetto strettamente fantasy del romanzo, anzi, ne nobilita il lato qualitativo e lo sottrae al rischio della reiterazione corriva dei luoghi comuni, configurandolo, appunto, nella sfera di un presupposto e non di un fine, di un codice polivalente e non di una aprioristica codificazione letteraria; e ciò lo sapevamo già, fin da quando “Aster si terse il sudore dalla fronte e si passò una mano tra i capelli sporchi di polvere, sospirando” – ovvero, lo sapevamo dal momento in cui si era potuto osservare che il romanzo stava iniziando da un atto di sospensione o di conclusione. E allora, se una nota introduttiva – di solito abbastanza superflua – può avere una qualche ragione funzionale, ecco quel che la mia vuole, infine e soprattutto, raccomandare ai lettori: traete liberamente piacere sciando sul versante fantasy di questa montagna, nell’imprevedibile pulviscolo fresco e iridescente

Presto disponibile anche in ebook!
Disponibile in formato cartaceo: http://www.ibs.it/code/9788864660370/grazzini-irene/unicorno-nero-ombre.html