GUERRIERO RIBELLE DEL SILENZIO. Il futuro è sconfinata fede nella Bellezza

Copertina Guerriero1.jpgGiovanni Torreggiani

Pegasus Edition 2016; fotografie di Bruno Parisotto

Il ricavato dalla vendita del libro sarà interamente devoluto all’Associazione “Il giardino del baobab” di Parma- Reggio Emilia.

Dall’introduzione di Deborah Coron

Questa raccolta di opere, scritte da un giovanissimo autore, non si svolge semplicemente nella rappresentazione dei momenti salienti del suo percorso di espressione letteraria dai 10 ai 20 anni, ma assume un valore sorprendente per il contesto peculiare con il quale si presenta:
si tratta delle prime opere scritte da un bambino -poi ragazzo- al quale, prima di apprendere la tecnica della “comunicazione facilitata”, era praticamente preclusa ogni forma di comunicazione con il mondo, scritta e verbale.
Colpisce immediatamente l’immagine forte del guerriero con cui Giovanni si identifica, parlando della propria vita fin dai primi anni; si coglie nel titolo del libro un elemento particolarmente significativo nella scelta tra il complemento di termine e quello di specificazione: la sua ribellione, per mezzo della scrittura, non è “al” silenzio, come entità opposta e nemica, ma è guerriero “del” silenzio, nella consapevolezza di un’appartenenza, di esserne ancora parte integrante -seppure distinta e indomita.
Un battere, a volte lieve ed altre intenso, sinergia tra dito e pensiero. E l’animo, non più costretto al silenzio, finalmente può gioire.
(Un battere, 2015)
E le sue ali si spiegano grazie alla scrittura, che identifica con la poesia: gli impedisce di “morire”, ovvero di tornare a murarsi nel mondo chiuso del silenzio, dove non può volare:
La poesia, per me, è un ponte: tra cielo e terra, tra
me e me, tra me e gli altri, tra me e l’Universo.
(Il ponte, 2008)
Senza dubbio quello che Giovanni riconosce come “il piacere di abbreviare” e il suo talento naturale nell’associazione di idee per immagini gli permettono di accostare istintivamente varie figure retoriche come metafore, analogie e similitudini:
…il tuo sorriso: luce per i miei occhi, aeroplano per il mio spirito…
(Il tuo sorriso, 2013)
Alcune parole, al contrario, sono volentieri ripetute per rafforzare l’immagine espressa, come quando, invece che diluire il poco colore rimasto sulla tavolozza e quindi sbiadire il quadro, si aggiunge in quantità altro pigmento uguale per completarlo. Ogni inversione di posizione delle parole invece, compresi i verbi ausiliari, è voluta perché l’iperbato dà un particolare ritmo alla musicalità del verso… una modalità caratteristica. Nelle poesie più mature arriva a coinvolgere tutti i sensi attraverso inedite sinestesie ed è sorprendente come attraverso metonimie, figure (retoriche) con riferimenti plurimi stratificati su più livelli, o intrecciati permetta al lettore di generare diversi significati:
Sorridi: ascoltare voglio il vagito della Luce…
Santo l’attimo in cui è rinato il mio mattino.
Rumoreggia la mia gioia nel vederti a me vicino.
(Il nuovo Gesù, 2014)
Una luce immensa irradia gran parte delle poesie: vi ricorre ogni volta che vuole esprimere le emozioni più intense, quelle legate a sentimenti come l’amore e la felicità; questo perché Giovanni:
Amar solo può se esistere vuole
(Il cuore, 2011)
Un’idea nasce improvvisa illuminandomi la mente:
ogni uomo degno è di essere amato.
Splendente luce, che abiti in me, non t’affievolire
mai, così che la speranza in me risieda ed io in essa.
(M’illumino d’immenso… 2013)
Comunque, a rappresentare l’animo di Giovanni sono soprattutto le espressioni di gioia, amore, gratitudine e speranza di cui questo libro è pieno.
Chiunque lo leggerà sentirà di aver conosciuto un ragazzo straordinario, dotato di una grande ricchezza interiore: un vero e proprio “treno d’amore” (2010) da condividere e lo potrà considerare attraverso una nuova luce:
Sarei decisamente un campione se tutti mi guardassero con i miei occhi!
(Copertina)

  • Nota del Dr. Maurizio Brighenti

Direttore del Dipartimento AUSL 20 di Verona
Direttore del Centro Diagnosi Cura e Ricerca per l’Autismo di Verona.

La Comunicazione Facilitata, correttamente applicata da persone esperte, ha offerto una grande possibilità comunicativa a Giovanni e a molti altri ragazzi definiti “senza voce” che tuttavia non sono senza pensieri o idee; la Comunicazione Facilitata rappresenta lo strumento con cui si è avvicinato alla parola, al mondo reale, a quel “mondo di tutti” da cui era stato escluso, suo malgrado, a causa di un disturbo che colpisce profondamente gli aspetti espressivi dell’interazione e della comunicazione.

L’espressione di Sé, che Giovanni dichiara attraverso la CF, non può sottostare alle regole rigide della “veridicità scientifica”, che pur va perseguita, ma, in attesa del suo riconoscimento ufficiale e culturale, occorre considerare che l’effetto emozionale, soggettivo ed interattivo, che ne deriva nel poter comunicare i propri pensieri, è comunque un grande passo avanti nel difficile percorso di inclusione sociale delle persone con disturbo autistico.

Attraverso la lettura del libro non solo esprimiamo la volontà di conoscere il mondo interiore di Giovanni, ma attiviamo quel meccanismo di identificazione col quale riconosciamo in lui una parte di noi e gli offriamo il diritto di essere individuo pensante, presente e partecipe ad una realtà complessa e troppo varia, come quella umana, per essere codificata solo nel parametro della “normalità” e delle spiegazioni scientifiche.