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Sardella Maria Altomare: nota critica di Massimo Chiacchiararelli.
SARDELLA MARIA ALTOMARE
“QUEL 10 DICEMBRE 1252 E ALTRE CRONACHE STORICHE DI MEDA – OTTO ATTI UNICI”
Gli otto atti unici, presentati in ordine cronologico, sono schegge di memoria storica raccolte pezzo dopo pezzo nella genealogia della cittadina brianzola di Meda dal XII al XIX secolo, portate in scena da attori interpretanti personaggi realmente esistiti, che hanno vissuto o sono transitati nel territorio del suddetto Comune.
Nell’allestimento di questi atti unici, l’autrice ha messo sulla passerella, su scale e registri diversi, otto secoli di storia in una performance continua di pensiero e ricordo, capace di descrivere spazi, situazioni, mondi interiori, a volte ambigui e menzogneri ma molto umani, con la precisione di un miniaturista senza manicheismi artificiosi. La narrazione, a volte anche empatica, è densa e scandisce spezzoni di esistenze passate in cui si elabora la relazione tra destino e caso, potenza e contraddittorietà dei sentimenti.
In tutta l’opera si respira un’aria di provincia dolce, immobile, poetica e viva, ormai chiusa nei cassetti della memoria, in una sorta di cartografia di sentimenti, sensazioni, stupori che non sembrano più fare parte della società odierna.
In tutta l’opera Sardella Maria Altomare regge bene il filo dei vari atti teatrali con una scrittura calibrata che sa toccare le emozioni, i pensieri, i dolori e le grandi e piccole gioie delle varie vicende narrate, dimostrando di saper reinventare la realtà storica con la fantasia, senza omettere la verità. Le storie si snodano a colpi di manovella e la pellicola a volte va avanti, altre torna indietro come una moviola che vorrebbe, da una parte, fermare il tempo e, dall’altra, mettere a confronto secoli diversi per cercare di capire la bellezza del mondo che nessuno riesce a vedere più. E’ una scrittrice molto eclettica, curiosa della natura umana e delle sue reazioni secondo i contesti ambientali e storici.
Da attore e regista dilettante, mi permetto di dire che i suoi personaggi mettono a confronto le loro diverse condizioni personali, in un ricorrente, silenzioso e piacevole gioco psicologico di specchi dove emerge che, in fin dei conti, la vita non è respiro, ma apnea, sussulto continuo, provvisorietà, per cui è necessario che non perdiamo le verità e le memorie storiche se non vogliamo far cadere inesorabilmente la nostra società nel baratro di un mondo di solitudine anestetizzata dal mondo virtuale. Massimo Chiacchiararelli