Ora mia è la strada

Ora mia è la strada, buia,
torta e prevedibile che da lunghi
anni a descrivere arco e linea
si snoda e orizzonte attira
oltre cipressi e querce
in preda all’infinito.
Ora mio è il mare,
linfa d’ira che ignoto mugghia
oltre pendici e macchie
di questa terra mia, al santo dei poveri
grembo, sepolcro e cielo,
inabissato cielo tra foglie e rami.
Ora mia è la notte, spessa,
spenta e greve di sogni appesi
a un quarto di luna che sbuffo
da zolle mansueto lambisce.
Trapassa il ricordo come fionda,
l’asfalto a irrugginire di canzoni
e palpito d’ uccello notturno
è quest’esalare ostinato
di polvere al vento, al vento
del nord che ci stronca il respiro,
al vento del nord che c’insidia il cammino.
Dorme filare d’olivi e ogni altra ombra
acquieta, ma se spazi al silenzio
s’aprono in cuore, ecco irretito
il senso del viaggio da sciami
di passi svelarsi in distanza
per poi stilla a stilla incresparci i pensieri.
E sempre mia sia la strada
oltre mare cielo notte,
oltre e ancora.