A ritroso

Silenzio di memorie si squarcia
in questa serata di primavera appena.
Oltre il varco che più non m’appartiene
altri passi sfiorano spazi che un tempo
cornice mi furono ai giorni
e i giorni cornice al mio cielo.
Era lenta la resa al domani
che s’avvinghia oggi al respiro
quando solo allo sguardo ha dimora
questo scorcio di casa e di via.
Estraneo ci appare il passato se il luogo
che cambia ne cambia i colori
e nuovi profumi consegna
all’olfatto del cuore,
ma adesso che a fiotti risale l’odore
di terra dal nastro degli orti,
di lucciole un rogo mi saetta al ricordo
e volti, sorrisi, estati d’intorno
a mezz’aria a cingere gli anni.
Ma poi, dove ci ha spinto poi,
una luna dopo l’altra,
quel vespro che suono
ora increspa di voci lontane?
In nessun luogo che non sia
già qui, questa sera, ecco.
Sia lode al nostro tempo, se anche
presagio di nevi consuma.
Prodiga è la vita se incisa
rimane come roccia al vento
a tagliare altre nubi e altre stagioni
ancora, se la morsa del buio
non basta a gettare cancrena
sulla ghiaia dei giorni.