IRIDI

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                POESIE

          Mariano Ciarletta

 

 Aurora De Luca su IRIDI, Mariano Ciarletta, Paguro Edizioni, Mercato S. Severino (SA), febbraio 2016

 «Se fosse ogni giorno / come quello in cui amor giurasti»

 Venti poesie intime, Venti titoli ispirati alla natura floreale e biologica, Venti dediche al dolore, fronte contrario dell’amore.

Mariano Ciarletta compone versi traboccanti di pathos, con suoni classicheggianti e parole ricercate, un sapore alle volte vintage: il sangue non scorre ma stilla, il veleno trasuda, i germogli sono candidi, i passi vagano e sono silenti, il cuore è cuor, l’amore è amor e umide e pallide sono le gote, al rosseggiar dell’orizzonte.

Ambienti romantici e alle volte gotici, dove l’animo del poeta trova dimensioni consone al suo stato di triste mancanza e voglia di riflessione: spesso, infatti, ci si trova al di sopra, su scogli, a contemplare l’orizzonte, e sopra il mare c’è un cielo di nubi ed ombre.

Una poesia diviene diario, confessione, perché spinta dalla necessità di spiegarsi o di domandare ad un tu lontano: «Specchio malvagio, perché contro di me ti accanisci?» (Frammenti di specchio, p.18).

In alcuni tratti torna in superficie la lingua viscerale del Nostro e così leggiamo «Alzati, mi dicesti e per la prima volta udii la tua voce»; «Alzati, ripetesti […]» (Volevo un segno, p.25). Un modo di coniugare i verbi che contribuisce a dare un’atmosfera drammatizzata e aulica.

Il cuore dell’Autore è certamente il vero protagonista, ma, sulla scena dei sentimenti, la mente non ha affatto un ruolo secondario: in essa arde un fuoco eppure è costretta da ragnatele, che in fine la governano.

Vera confidente dell’animo del poeta è quindi la Madre Luna, alla quale si affida nel buio della notte, a cui chiede riparo e ristoro nell’abbraccio del suo rassicurante silenzio.

 Aurora De Luca